Restauro della Torre Bernabò a Trezzo - Jurina & Radaelli
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Restauro della torre di Bernabò

La torre fa parte del Castello visconteo risalente al XIV

Il sapiente utilizzo di stralli come per gli alberi maestri delle navi ai fini di rinforzare la struttura

Il castello Visconteo di Trezzo, a metà strada tra Bergamo e Milano, situato su un fortunato promontorio sopra il fiume d’Adda, al momento del nostro arrivo versava in una condizione di rimaneggiamento rispetto alla struttura originaria e ormai ridotto a rudere.

Costruito nella seconda metà del Trecento dal signore di Milano, Bernabò Visconti, il Castello originario venne modificato drasticamente a metà dell’Ottocento, quando diversi corpi di fabbrica che lo costituivano vennero smantellati in larga parte per la vendita e il reimpiego dei blocchi in pietra.

Al momento del progetto, il Castello di Trezzo minacciava locali situazioni di crollo, tamponate da interventi provvisionali di emergenza. A partire dal 2005, il Comune di Trezzo aveva avviato una campagna conoscitiva volta all’individuazione delle effettive condizioni di conservazione, finalizzata ad un quadro complessivo ed organico di interventi di restauro, recupero e rifunzionalizzazione.

Sono state così effettuate diverse indagini diagnostiche (rilievo topografico, geometrico, materico e del degrado, prove diagnostiche in sito ed in laboratorio), che hanno dato un quadro complessivo delle caratteristiche chimico-fisiche dei materiali e della meccanica delle strutture murarie. Alla luce dei dati emersi e, in accordo con l’Amministrazione, siamo intervenuti focalizzandoci sul restauro conservativo delle superfici lapidee interne ed esterne alla torre, il consolidamento delle strutture murarie e la riqualificazione e il riuso della Torre in chiave turistico-espositiva.

Accanto agli interventi di restauro e consolidamento statico, il progetto ha approfondito il tema del recupero funzionale e del riuso della Torre, in vista della sua apertura al pubblico. In particolare, sono state condotte operazioni di rimozione della vegetazione infestante dalle pareti esterne della Torre e sono state messe in sicurezza delle situazioni di degrado dei blocchi in ceppo d’Adda con il fissaggio dei clasti in distacco e la stuccatura di lacune marcate.

Infine, considerata la particolare tipologia costruttiva della Torre e delle sue proporzioni geometriche, abbiamo ideato una grande scala metallica interna appesa alla sommità della torre stessa, realizzata con rampe di ampie dimensioni e con numerose soste intermedie, per renderla funzionale all’osservazione delle zone interne alla Torre del Castello, che avrebbe dovuto accogliere anche esposizioni d’arte e mostre. Al fine di minimizzare gli ingombri, la scala realizzata in acciaio Corten preossidato, è stata concepita con un sistema portante “sospeso” alla sommità della torre, basato su 4 batterie di tiranti verticali in barra metallica di diametro 30mm, posti sui 4 vertici interni del vano centrale.

L’esito è così quello di una promenade verso l’alto, una scala “aerea” che mantiene il cono prospettico verticale interno della torre e che si mantiene distaccata dalle pareti perimetrali consentendone una lettura di insieme. La scala è un chiaro esempio di come si possa valorizzare una struttura e renderla fruibile al pubblico, un pubblico che ora sfiora i 30.000 visitatori l’anno.

Sulla sommità della Torre, al termine della suggestiva salita interna, attraverso il varco preesistente nella grande volta a botte di copertura, il visitatore può accedere alla nuova piazza che riserva l’inaspettata sorpresa di un panorama capace di ammaliare. La proposta architettonica per la sommità è nata con l’intenzione di creare uno spazio accogliente e, contemporaneamente, capace di conservare l’aspetto ruderizzato delle merlature perimetrali della torre. Con questi interventi abbiamo rispettato appieno i criteri di reversibilità, leggerezza, minimo intervento e ritrattabilità richiesto dalla Sovrintendenza dei Beni Culturali.

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